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Tante idee per vivere al meglio le tue vacanze

Macine e passione, l’energia di Cerete

In Val Borlezza una storia di lavoro, fra mulini e pestù alimentati ad acqua.
Leggere il passato per un futuro sostenibile.

Un museo per sapere, un museo per ricordare, ma soprattutto,
un museo da alimentare.

I soci dell’associazione “La Sorgente” hanno inaugurato nel luglio 2018 il MaCer, Museo dei mulini, della macinazione e dei cereali.
Una piccola esposizione, ricavata all’interno di quella che fu a Cerete Basso la chiesa di San Rocco, segno di una grande passione e di spunti storici e  didattici infiniti come granelli di farina.
In Val Borlezza, di cui  Cerete è centro nevralgico, esiste un ecomuseo che nel MaCer ha trovato un ulteriore polo, utile a raccontare una storia secolare fatta di lavoro, energia, competenze e socialità.
L’abbondanza d’acqua (oltre al Borlezza qui scorre anche il Cula) è  all’origine di una vocazione radicata, che nei secoli ha sviluppato molteplici attività di produzione e trasformazione.
L’energia idrica alimentava mulini per i cereali, segherie, i “pestoni” per polverizzare la corteccia (ma anche per pilare orzo oppure follare la lana), fucine, filatoio e addirittura una cartiera.
Si era sviluppata, per fare un parallelo con l’urbanistica moderna, una vera e propria “zona industriale”.
Non a caso anche i comuni limitrofi di Fino del Monte, Songavazzo e Onore erano proprietari di mulini in territorio di Cerete.

UN ASSOCIAZIONE PER LA TRADIZIONE

Si tratta di una storia di uomini e lavoro che ha permeato la vita (se non la sopravvivenza) della comunità e che oggi motiva l’impegno di decine di volontari, protagonisti ogni anno, l’ultimo fine settimana di luglio, della Festa della Sorgente che unisce alla cucina a base di sapori seriani, percorsi didattici ed esperienziali per le famiglie.

La trebbiatura durante la Festa della Sorgente

I volontari si sono uniti in associazione nel 2005 e sono guidati dal presidente Ezio Seghezzi. «Ad unirci è stato l’amore per il nostro paese – spiega – ma anche l’urgenza di salvare l’antica chiesa di San Rocco, in condizioni precarie. Abbiamo lavorato molto, grazie a un comodato d’uso stipulato con la parrocchia, per mettere in sicurezza la struttura, cui ora abbiamo dato nuova vita».

IL MACER

In esposizione ci sono ricostruzioni di “macine” dell’età della pietra, ma anche macchinari d’epoca tuttora funzionanti. A dominare la scena di una sala destinata anche a incontri e convegni è un grande tabellone con il censimento delle “Ruote de’ Molini esistenti nelle Comuni della Pretura di Clusone”, in cui spiccano nove ruote”.

«Mulini, pestoni e altri luoghi di produzione e lavoro – aggiunge Seghezzi – erano più numerosi. A legare e rendere unica questa tradizione è il fatto che l’attività di molitura è proseguita nei secoli senza soluzione di continuità, alimentata ad acqua e da competenze tramandate di padre in figlio».

L’associazione “La Sorgente” si è impegnata a 360 gradi, recuperando in paese l’antica Calchera di Fonteno (fornace per la produzione di calcina) e puntando a ricostruire una filiera completa. Si è partiti dalla  coltivazione di frumento, segale e grano saraceno. «In ValSeriana ci sono realtà importanti – aggiunge Seghezzi – come quelle dello Spinato di Gandino e del Rostrato Rosso di Rovetta, così come l’Associazione Grani del Serio con cui abbiamo avviato collaborazioni».

IL PESTONE

Chi pensa al MaCer come a un museo polveroso (beh un po’ di farina ovviamente c’è), può ricredersi solo percorrendo poche decine di metri per ammirare l’antico “Pestù”, grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale.

Il Pestone

È un mulino a pestelli alimentato ad acqua, composto da una ruota idraulica, un albero a camme, quattro pestelli e da un contenitore (pila). La ruota, girando sotto la spinta dell’acqua, fa ruotare l’albero e le sue quattro camme, che a loro volta alzano alternativamente i pestelli. I pestelli una volta liberi dalla spinta verso l’alto ricevuta dalle camme cadono per gravità, pestando la corteccia posta nella pila.
Un’operazione preziosa, utile per estrarre il tannino, utilizzato per la concia delle pelli e per la produzione della carta (come certificato anche a Cerete).
Nel piccolo parco che circonda “ol Pestù” ci sono le macine originali del Mulino di Onore, ma anche un forno in terra cruda costruito in loco nel 2013, utile alla cottura del pane.

IL MULINO GIUDICI

In paese, oggi, è tuttora attivo il Mulino Giudici, gestito dall’ottobre 2018 da Flavio Vecchi.
«Ho cominciato senza troppo curarmi della convenienza economica  – spiega Flavio – spinto dalla passione per la natura, i cereali e dalla volontà di non perdere una tradizione secolare. La coltivazione in Valle nei secoli è profondamente mutata, passando da un’economia domestica e di sostentamento a una votata all’allevamento, con produzioni di cereali utili alla zootecnia.
Negli ultimi anni si avverte una crescente attenzione ai semi antichi, ma anche e soprattutto alla sostenibilità delle produzioni.
Al Mulino di Cerete oggi, rigorosamente a pietra e alimentato ad acqua, produciamo farine certificate biologiche.
Per questo ci rivolgiamo per farro, frumento e avena a coltivatori tracciati dell’area bergamasca».

Flavio Vecchi al lavoro nel Mulino Giudici

Vecchi ha avviato fra Rovetta e Songavazzo coltivazioni di frumento e farro e utilizza quale primaria rete “commerciale” i GAS, Gruppi di Acquisto Solidale.

«Certamente non è semplice – spiega – in quattro ore il mulino macina un quintale di frumento, mentre per analoga quantità di mais basta poco più di un’ora. La scommessa è quella di dare corpo a una sorta di “rivoluzione culturale” che coinvolga le famiglie e, innanzitutto, i bambini, cui  proponiamo attività didattiche molto apprezzate».

Il tempo passa e l’acqua corre sotto i ponti: quella dei mulini di Cerete resta e continua a macinare.

 

Per informazioni utili è possibile consultare il sito www.lasorgenteonlus.net. Si organizzano inoltre attività didattiche e visite guidate al “percorso del pane” in collaborazione con la cooperativa Artelier (342.3897672).

 

Articolo di Giambattista Gherardi Per VALSeriana & Scalve Magazine