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Tante idee per vivere al meglio le tue vacanze

La piccola Toledo

Il borgo medievale di Gromo tra passato e presente

A volte il viaggio, per intenzione o per caso, ci porta a incontrare luoghi che rimangono nella memoria, particolari e pittoreschi. Oggi l’impressione del viaggiatore moderno è sicuramente diversa dal passato quando chi risaliva la laboriosa ValSeriana doveva per forza transitare nel borgo fortificato di Gromo, perdersi tra le sue vie e palazzi e infine sostare nelle sue taverne.

Oggi ci passiamo in molti, magari gettiamo uno sguardo ammirato e scattiamo qualche fotografia, ma dovremmo cercare di comprenderne meglio l’essenza millenaria e unica. Gromo merita più di uno sguardo e del giustificato stupore per un pittoresco panorama: è un borgo montano da assaporare passo a passo, con curiosità e ammirata reverenza.

Gromo è un comune che si trova in alta ValSeriana, circondato da boschi incontaminati e con affaccio su alcune delle più belle vette delle Orobie: Pizzo Coca, Pizzo Redorta, Timogno e monte Secco. Un paesaggio meraviglioso che è valso al paese la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, attestato di qualità turistica e naturalistica.

Ma Gromo conserva tesori preziosi anche e soprattutto nel borgo medievale, che spicca sul corso del fiume Serio con le sue torri, castelli e palazzi secolari che l’hanno reso uno dei Borghi più Belli d’Italia: bello da visitare e bello da vivere.

Gromo, Bandiera Arancione Touring Club Italiano

Mestieri di ieri e oggi

Eppure questa non è una terra facile, attraversata da tutti i problemi che affliggono la montagna e le vallate bergamasche: meno opportunità rispetto ai grandi centri abitati, qualche servizio in meno, tante seconde case e un turismo che stagionalmente affolla ma non vive il territorio. Importanti indicazioni ce le fornisce il passato, quando nessuno ha mai parlato di una terra facile, e mai si sono vantati grandi opportunità o benessere cittadino. Qui è la montagna vera, quella che tempra o distrugge, quella che per secoli ha fatto faticare e sgobbare. E sono numerosi gli esempi, forti e coraggiosi, di chi in montagna rimane radicato e vuole vivere; esempi anche giovani ma con una determinazione da esperti conoscitori del territorio. È l’esempio di diverse attività gromesi che portano avanti la tradizione casearia e produttiva, turistica, sportiva. C’è chi si impegna per continuità generazionale, chi ha costruito da zero: per tutti il denominatore comune è l’impegno, l’attaccamento al territorio, il restare e resistere anche quando tutt’intorno si parla di città, di fuga, di cose più immediate e facili.

Un passato illustre

È proprio il borgo medievale che resta lì a ricordarci queste cose, historia magistra vitae. I periodi di splendore, tra il XV e il XVII secolo, rammentano l’abilità di sfruttare le risorse del territorio, i palazzi nobiliari ci ricordano la ricchezza delle famiglie locali, le belle chiese montane richiamano la tenacia che solo la vera fede può dare. Quella è la via, sfruttare al meglio le risorse del territorio, lavorare per migliorarlo e migliorarsi, mantenere le proprie tradizioni e quelle che ci contraddistinguono. Non solo per farne bella mostra con il turista, ma perché ci crediamo veramente.

Il commercio delle armi bianche

MAP Museo delle armi bianche e delle pergamene

Incredibile a dirsi oggi, ma Gromo cinque secoli fa era il centro di un commercio internazionale di ferrarezza, spade e armi che grazie all’impero commerciale veneziano arrivavano fino ai confini del mondo allora conosciuto. La “piccola Toledo d’Italia”: è questo il soprannome cinquecentesco per i territori dell’alto Serio, che rivaleggiavano con la capitale della coltelleria spagnola. Una storia oggi poco conosciuta ma attentamente conservata nel MAP, il Museo delle Armi Bianche e delle Pergamene, dove attraverso le collezioni di lame finemente lavorate, le armi in asta e le pergamene storiche è possibile ricostruire il sistema produttivo che aveva origine nell’estrazione dei minerali ferrosi nei territori di Valbondione, nella torrefazione del minerale in località Fom Negher e infine nella produzione di spade nelle fucine Gromesi lungo il torrente Goglio.

>>> VISITA IL MAP – MUSEO DELLE ARMI BIANCHE E DELLE PERGAMENE

La rovina del 1666 e una nuova rinascita

Ma spesso ciò che la natura concede allo stesso modo si riprende, noncurante delle sofferenze e delle fatiche umane. Come accadde un mezzogiorno d’autunno del 1666 quando piogge incessanti causarono una cascata di rocce, fango e acqua che, precipitando lungo il corso del Goglio, rase al suolo gran parte delle fucine e degli opifici degli armaioli. Era il 1 novembre e Gromo si ritrovò annichilita, impotente e con un futuro tutto da ricostruire. Una lenta rinascita che non si fece attendere, anche se gli antichi fasti furono dimenticati per sempre e del potere produttivo precedente non rimase che un borgo montano con le sue contrade.

Costruire il futuro

Gromo Medievale

Giovani, cultura, prodotti locali, turismo e natura è utopia o si può?
Oggi la direzione verso il futuro è quella imparata dal passato: lavoro e impegno in attività turistiche e culturali nelle forme della conoscenza e riconoscenza del proprio trascorso, creatività e idee, connessione con i comuni vicini, arte e tradizione. Dovranno essere i pilastri che reggeranno Gromo e le generazioni future. Un albero ben radicato, con radici profonde e fertili, un fusto bilanciato e la chioma rivolta verso quel cielo che nel medioevo sembrava sfiorato dalle svettanti torri del borgo.

Articolo di Lorenzo Serafini per VALSeriana & Scalve Magazine – inverno 2019

 

UFFICIO TURISTICO DI GROMO
piazza Dante 7, Gromo

0346 41345
www.gromo.eu