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Moroni in ValSeriana

Un itinerario da Ranica a Fino del Monte, che fa tappa a Villa di Serio, Nembro, Albino, Fiorano al Serio, Oneta e Parre.
Sono i luoghi ai quali Giovan Battista Moroni ha lasciato in eredità straordinarie opere di soggetto sacro. A differenza dei ritratti moroniani che sono dispersi in tutto il mondo, queste opere sono ancora oggi custodite nei contesti per cui sono state concepite, narrando di un intenso dialogo dell’artista con la sua terra. Filo conduttore del percorso è il paesaggio della ValSeriana, che fa da sfondo in tutte le opere.

TAPPA 1 | Ranica – Chiesa dei Santi Sette Fratelli Martiri

Crocifisso con la Vergine e i santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Defendente
L’opera viene realizzata dal Moroni per la chiesa di S.Defendente di Bergamo . Dopo la soppressione della chiesa nel 1808 arrivò, dopo vari passaggi, nelle mani del conte Pietro Moroni che lo vende alla Chiesa di Ranica. Forse la prima commissione pubblica del pittore per la città di Bergamo, la si colloca nel periodo tra gli anni ’50 e ’60 del Cinquecento. La crocifissione ospita una serie di personaggi in una rappresentazione in parte nuova: ai piedi della croce stanno Giovanni evangelista, che rivolge lo sguardo al Cristo, e Maria che allarga le braccia e sembra avvolgere con il suo sguardo lo spettatore; Maria Maddalena abbraccia invece il legno della croce e tiene gli occhi chiusi e il capo chino, in un gesto di dolore molto composto, infine San Defendente è inginocchiato e si rivolge con le mani giunte al Crocifisso, la sua posa ricorda molto quella di un donatore, solitamente raffigurato in preghiera.
La scena sacra passa in secondo piano rispetto San Defendente, l’unica figura a essere indagata psicologicamente ma che non ha niente a che vedere con l’episodio. Le nubi oscure del paesaggio incombono sulla scena sacra.
Battesimo di Cristo; san Giacomo; san Giovanni evangelista; Annunciazione
Di qualche anno più tardo, collocato alla fine degli anni ’60, il polittico ai primi dell’Ottocento venne inserito in una cornice in stile neoclassico: al centro la scena principale rappresenta il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano mentre la colomba della Spirito Santo appare in cielo e irradia la sua luce fino al capo di Cristo ricordando che tutti i cristiani non sono battezzati solo con acqua ma anche “in Spirito Santo”. Ai lati della tela principale sulla destra un giovanissimo San Giovanni Evangelista volta lo sguardo verso lo spettatore, mentre sulla sinistra un assorto S. Giacomo sembra avere lo sguardo perso nel vuoto. In alto due tele più piccole rappresentano l’Annunciazione.
L’Annunciazione viene presentata divisa nei due scomparti laterali e si ispira al polittico di Ponteranica del Lotto, qui però l’atmosfera risulta più umile e famigliare ; ciò che li accomuna invece, oltre all’atteggiamento delle figure, sono i giochi di luce e di colore: il raggio di sole proveniente dall’esterno fa emergere la figura della Vergine dal fondo grigio e mette in evidenza il rosso, il bianco e l’azzurro delle sue vesti, mentre l’angelo, di un rosa pallido, viene raffigurato in una penombra luminosa
Il tema dello scomparto centrale è il Battesimo di Gesù, sicuramente apprezzato dal Moroni per la possibilità di dare maggiore attenzione al paesaggio: la resa atmosferica è più fine e vibrante, come se riflettesse la tensione intorno al corpo magro e seminudo di Cristo
Il polittico di Ranica è uno dei migliori esempi del Moroni ritrattista all’interno della pittura religiosa: l’intensità e la penetrazione psicologica si concetrano nel giovane Giovanni Evangelista che sembra aver interrotto momentaneamente la lettura del testo sacro per rivolgere lo sguardo all’osservatore al fine di richiamarne l’attenzione. L’intensità e la profondità psicologica di questo personaggio è tale da poterla tranquillamente paragonare a uno dei ritratti dell’artista


 

TAPPA 2 | Villa di Serio – Chiesa di Santo Stefano Protomartire 

Cristo risorto (recto) ; S.Stefano (verso) 
Lo stendardo, forse il migliore di quelli realizzati dal Moroni, è autografa come dimostrato dalla dicitura «IO.BAPTISTA | MORONUS» sulla base del pilastro in cui appare Santo Stefano orante, avvolto in una preziosa dalmatica rossa e col piede sinistro poggiato su dei sassi, strumenti del suo martirio; sul recto si trova il Cristo risorto la cui figura si staglia dalla parete rocciosa alle sue spalle. Le due figure appaiono all’interno di archi decorati alla damaschina color oro su fondo grigio incorniciati a loro volta da un bordo d’oro con fregi rossi e neri ormai quasi del tutto logorati.


TAPPA 3 | Lonno (fraz. di Nembro) – Chiesa di Sant’Antonio Abate
Madonna in gloria tra i santi Barbara e Lorenzo
La vicenda di questo dipinto si è molto di recente legata alla ValSeriana: dalla sua collocazione originaria nella chiesa del Carmine di Bergamo per decreto governativo era stata rimossa e portata al Palazzo Civico , di qui giunse alla pinacoteca di Brera , del cui patrimonio fa tuttora parte integrante , sebbene in deposito dal 1953 alla Parrocchiale di Lonno . La Santa Barbara ha la medesima fisionomia delle sante che troviamo nelle tele di Fiorano e Bondo : lo stesso viso, la medesima espressione , identici gli abiti. Ha il braccio destro posato sulla torre del martirio e il piede sinistro sul cannone, simbolo della congregazione committente.


TAPPA 4 | Albino – Chiesa di San Giuliano Martire
La Trinità
Datata intorno al 1555 era, inizialmente, destinata alla chiesa della Trinità di Fiobbio, frazione di Albino; nei primi dell’Ottocento viene poi tolta dalla sua sede originale per essere ricollocata nella parrocchiale di Albino.
Interessante il contrasto tra la dimensione terrena, che si concretizza nel paesaggio e nella figura di Cristo, uomo in carne e ossa, e quella paradisiaca completamente immersa nella luce dove si colloca la figura evanescente di Dio Padre che avvolge il Figlio. Il volto pensieroso del Cristo, di derivazione tizianesca, verrà ripreso poi dal pittore per l’Ultima Cena di Romano di Lombardia, mentre la nube attorniata da cherubini è la stessa dello stendardo di Pradalunga.

Madonna col Bambino (recto); Visitazione (verso)
Lo stendardo è stato probabilmente commissionato dalla congregazione albinese di Santa Elisabetta che si riuniva nella chiesa di San Giuliano. É sempre stato conservato ripiegato in qualche armadio della sacrestia e per questo la tela presenta diverse pieghe e cedimenti. Sul recto è rappresentata la stanza dove la Vergine si fa sorprendere mentre abbraccia teneramente il figlio che pare chiedere protezione al volto della madre. Sul verso viene descritto l’incontro tra Maria e Elisabetta. La semplicità dei loro gesti dimostra tutta la loro umiltà e povertà: la Madonna allunga a stento la mano verso quelle della cugina, mentre l’altra è posta affettuosamente sulle sue spalle. Lo stendardo si può collocare nell’ultima fase della produzione moroniana.

Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova
Realizzato nel 1575, questo dipinto è da considerarsi il capolavoro della produzione sacra del Moroni soprattutto per la sua capacità di rappresentare l’immersione fisica e psicologica del personaggi all’interno dell’ambiente che li circonda. L’opera viene commissionata da Pietro Pulzini e dai suoi fratelli, uomini di spicco della comunità albinese e membri del consiglio della scuola del Sacramento. Ciò che immediatamente colpisce in questo dipinto è l’isolamento e l’innalzamento della croce; questo senso di solitudine è evidenziato da un raggio di luce proveniente da un piccolo squarcio nel cielo che colpisce in pieno la figura del Cristo lasciando il resto in penombra. L’elemento più luminoso è il perizoma giallo-arancio del Cristo che emerge dal fondo grigio dell’atmosfera e si muove sotto la forza del vento come se fosse un vessillo; Moroni fa uso quindi del forte contrasto cromatico per creare emozioni. Sotto la croce troviamo i due santi che rivolgono lo sguardo al Messia eliminando qualsiasi tipo di distrazione dalla scena sacra; S.Bernardino è ritratto con le mani congiunte in atteggiamento di preghiera, mentre S. Antonio è in estasi mistica: il modo in cui la luce inonda il volto del santo è, come è stato scritto, una delle realizzazioni più sensazionali di tutto il Cinquecento.
Ciò che rende però quest’opera così unica e straordinaria è la profonda partecipazione della natura all’episodio sacro di cui diventa vera protagonista: il paesaggio, tipicamente lombardo, dove spiccano alcuni dettagli come il piccolo sentiero che scavalla la collina e i riflessi di luce sulle chiome degli alberi e sui tetti del cascinale immerso nel bosco.
Sul fondo si nota il classico massiccio della Cornagera, la cui presenza serviva a rendere il paesaggio più famigliare al fedele.


TAPPA 5 | Bondo Petello (fraz. di Albino) – Chiesa di Santa Barbara
Madonna col Bambino in gloria con le sante Barbara e Caterina d’Alessandria
Il dipinto si può collocare nei primi anni Sessanta del Cinquecento e fu probabilmente commissionato dalla Confraternita di Santa Barbara che si occupava della chiesa intitolata alla santa. La fama dell’opera è legata alla falsa credenza che Bondo Petello fosse il paese natale dell’artista, solo negli ultimi decenni si è scoperto che in realtà il suo luogo di nascita e residenza è Albino. In questa pala però si può percepire il senso di famigliarità e lo stretto legame tra i due paesi grazie alla raffigurazione del massiccio roccioso della Cornagera, una presenza silenziosa ma costante nella vita degli abitanti della ValSeriana. Le sante si comportano in modo completamente diverso: sulla sinistra Barbara, riconoscibile dalla torre, simbolo del suo martirio, si rivolge in preghiera alla Madonna, apparsa nel cielo su una nube e circondata da piccoli cherubini; sulla destra Santa Caterina rivolge invece lo sguardo verso lo spettatore, quasi invitandolo a partecipare alla sacra conversazione e facendo quindi da tramite tra il mondo terreno e quello divino.
Sia le caratteristiche del paesaggio sia il forte taglio ritrattistico di Santa Caterina, volto a rendere più umana l’immagine sacra, sono elementi tipici dei primi anni Sessanta quando il pittore inizia una nuova fase sperimentale
Questo tentativo di umanizzare sempre più i personaggi delle pale sacre è visibile anche nelle acconciature e nei vestiti delle due sante che sono stati arricchiti da diversi particolari tipici della moda dell’epoca del pittore.


TAPPA 6 | Albino – Santuario della Madonna del Pianto
Cristo portacroce
Si colloca temporalmente tra il 1565 e il 1570. In quest’opera la tragicità della passione è resa in maniera pacata e essenziale, secondo lo stile dell’artista albinese: la sofferenza del Cristo è interiore e non viene esibita, traspare appena da un sospiro sul volto assorto; anche le ferite inferte dalla corona di spine non vengono mostrate, si può scorgere solo qualche goccia di sangue sul viso pallido. Il senso di solitudine che traspare dalla figura del Cristo si rispecchia nella solitudine del paesaggio dove nella quiete apparente si muove un vento divino che piega i pochi alberi sullo sfondo. Il rapporto tra la natura, così “emozionale” e coinvolta nell’episodio sacro, e il soggetto è lo stesso di un’altra straordinaria opera del Moroni: il Crocefisso e Santi di Albino.


TAPPA 7 | Fiorano al Serio– Chiesa di San Giorgio Maggiore
San Giorgio e la principessa; Madonna col Bambino e i santi Alessandro, Defendente, Lucia e Apollonia
L’opera è stata commissionata nel 1575 dalla Confraternita del Santissimo Sacramento e si tratta di uno degli ultimi polittici che si incontrano nell’intera storia dell’arte. Incassato in un imponente cornice lignea (di epoca successiva che ne altera l’organica percezione) è composto da sei tele impostate su tre diversi registri. Al centro il santo patrono della chiesa è rappresentato a cavallo, ai suoi piedi una donna, riccamente vestita, indica il drago ormai sconfitto. Nei pannelli laterali la prima fascia è composta da S. Alessandro, sulla sinistra, riconoscibile dallo stendardo con il giglio rappresentato alle sue spalle, che si rivolge allo spettatore indicando la pala centrale, e S. Defendente, rappresentato invece di tre quarti e rivolto verso la scena principale. Nella seconda fascia sono rappresentate a sinistra S. Lucia e a destra S. Apollonia, che tiene nella mano sinistra una pinza con un dente a ricordo delle torture subite prima del martirio, la Santa è nota ancora oggi come protettrice dei denti. I fondali in pietra contro cui sono rappresentati i santi ricordano le scelte stilistiche fatte da Moroni per i suoi ritratti, quasi a rendere i santi più vicini a noi. Infine nella cimasa è rappresentata la Vergine con il Bambino. È interessante ricordare che durante il primo conflitto mondiale, per decisione governativa, l’intero polittico fu portato a Roma e venne ricollocato nella sua sede originale il 18 luglio del 1920. Ciò che unifica tutti e sei i dipinti, nonostante la mancanza di coesione tra gli scomparti laterali e quello centrale dovuta forse al lungo periodo di gestazione dell’opera, è la stesura del colore e l’uso straordinario della luce per costruire i panneggi: i brevi tocchi di pennello sulla gonna gialla di Santa Lucia sono gli stessi della veste della principessa e del velluto rosso di San Defendente, da sotto il quale risalta l’armatura dai riflessi argentei.


TAPPA 8 | Oneta – Chiesa di Santa Maria Assunta
Assunzione della Vergine
Il piccolo dipinto si data tra il 1552 e il ’55 e quasi certamente nasce come pala da destinare alla chiesa del paese intitolata proprio alla santa oggetto della raffigurazione. L’Assunta di Oneta è la prima di una serie dedicata a questo tema: lo ritroviamo in altre tre opere conservate nella chiesa di Cenate Sopra , Palazzago e alla Pinacoteca di Brera. Si tratta di uno dei primi lavori giovanili ; questa certezza nasce dalla chiara influenza del Moretto , sia nello schema compositivo che nei riflessi argentati dei panneggi, ma anche nei diversi errori commessi a causa dell’inesperienza, come lo scorcio piuttosto azzardato del sarcofago. Tuttavia molti elementi preparano l’evoluzione più tarda del Moroni come l’intensità delle espressioni e degli scorci e nella cromia vivace di intonazione rossiccia


TAPPA 9 | Parre – Chiesa di San Pietro Apostolo
Madonna con il Bambino e i santi Paolo, Pietro e Giovanni
La pala viene commissionata nel 1564 dalla famiglia Belliboni, baroni di Parre, da destinare alla grande ancona sopra l’altare maggiore della parrocchiale. Al centro spicca la figura di S. Pietro, proteso a riceve le chiavi che il Bambino gli porge, sulla sinistra, di spalle, San Paolo regge la spada da cui fu trafitto nel martirio mentre a destra, in secondo piano, si scorge S. Giovanni Evangelista (dove forse è ritratto il committente). La Vergine è collocata entro una nicchia ma si sporge un poco per avvicinare il figlio a S. Pietro. L’opera segna il primo tentativo di una ricerca, nelle opere sacre, di una monumentalità che culminerà con la famosa Ultima Cena di Romano, ma anche di un impoverimento cromatico che rivela la semplicità e l’essenzialità della pittura del Moroni.


TAPPA 10 | Fino del Monte – Chiesa di Sant’Andrea Apostolo
Madonna con il Bambino e i santi Andrea e Pietro
Viene realizzata nel 1577 su probabile commissione della Confraternita del Santissimo Sacramento. Il desiderio di una nuova pala per abbellire la cappella nasce in seguito alla visita pastorale di Carlo Borromeo, lo dimostra la data riportata sull’ultimo gradino del trono che potrebbe essere stata ordinata dal fabbriciere o dal parroco per dimostrare la rapidità nell’attuare le indicazioni del Cardinale.Tra i dipinti chiesastici prodotti da Moroni negli ultimi anni questo è sicuramente uno tra i più ammirati. Non si può giudicarlo solo dalle analogie compositive con il maestro Moretto o dalla capacità di rispettare in maniera rigorosa i canoni controriformistici , ma bisogna anche cogliere la capacità di traslare su tela la verità della sua terra: i personaggi sono ritratti con pose e abbigliamento umili, mentre le loro braccia e i loro colli sono scoperti, proprio come gli uomini della valle.
Ma sono soprattutto gli accordi cromatici e la luminosità a stabilire il valore di quest’opera: i rosa, i gialli e gli azzurri delle vesti vengono esaltati dal fondo grigio della parete, mentre la luce radente fa risaltare i drappeggi, i marmi e le barbe bianchissime dei due santi .