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Un mondo di carta

A Ranica c’è il laboratorio di restauro di Nella Poggi: un viaggio affascinante fra archivi storici e aquiloni. E a far da guida c’è il mappamondo di Papa Giovanni XXIII.

Carta e tessile: due motrici che corrono su binari paralleli.
Entrambe hanno come denominatore comune le fibre, punto di partenza che lega indissolubilmente due realtà che sono a loro volta testimoni di cultura. Basta gettare uno sguardo alla secolare tradizione tessile della Val Gandino, che per centinaia di anni ha vestito eserciti di tutta Europa, tingendo di rosso Scarlatto le camicie dei Mille. E poi c’è la carta, un microcosmo che se osservato con occhi nuovi si denuda di ogni stereotipo e diventa tridimensionalità, ponte fra vecchio e nuovo: alberi genealogici, mappe, ventagli, paralumi, ma anche magnifici aquiloni e affascinanti archivi storici.
Al centro di tutto questo c’è Nella Poggi, 45 anni, veronese di nascita ma bergamasca d’adozione, che nel suo laboratorio di restauro della carta nel cuore di Ranica accoglie opere di ogni genere e forma, riportandole con maestria al loro antico splendore. Il suo percorso professionale ha origini alla Scuola di Restauro di Botticino, nel Bresciano, ma è negli Stati Uniti che trova la strada della specializzazione. Sei anni, passati fra internship al MoMA di New York e al Getty Research Institute, conclusi come assistant al Balboa Art Conservation Center di San Diego.

Nella Poggi

Tornata in Italia, apre due studi privati a Verona e Milano, ma nel 2013 si trasferisce in pianta stabile a Ranica seguendo le origini bergamasche del marito. Nel frattempo avvia una collaborazione con il governo sudcoreano, immergendosi a capofitto in un progetto di promozione della carta coreana (chiamata hanji) a uso nel restauro (e non solo) in Italia.

Chiuso il capitolo Corea del Sud, sceglie di dedicarsi a nuovi progetti. Questa volta l’obiettivo è tornare a far rivivere le nostre tradizioni, quelle che pian piano stanno svanendo e riproporle alle nuove generazioni.
«Il progetto più importante in cui mi sono cimentata è stato il recupero conservativo del mappamondo di Papa Giovanni XXIII, oggi Santo, che versava in condizioni piuttosto precarie. Un pezzo unico che mappava le diocesi di tutto il mondo, realizzato dai padri Verbiti fra il 1958 e il 1960 e oggi conservato a Cà Maitino a Sotto il Monte. Un altro intervento di grande portata ha riguardato l’aquilone di Mimmo Paladino, molto complesso sia per dimensioni che per materiali utilizzati». Questo splendido manufatto è stato realizzato nel 1989 in occasione di una collettiva svoltasi in Giappone, in cui un centinaio di artisti crearono aquiloni seguendo le millenarie, tipiche tradizioni costruttive nipponiche.
Ora l’opera è al centro di uno studio pionieristico, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria e Scienze Applicate dell’Università degli Studi di Bergamo, il cui obiettivo è capire attraverso delle microtomografie quali fibre siano state utilizzate per realizzarlo.

Papa Giovanni XXIII

Entrare nel laboratorio di Nella Poggi è quasi come accendere una macchina del tempo. Sui tavoli fanno bella mostra di sé opere antiche, in alcuni casi anche celebri e preziose, tra gli scaffali fanno capolino strumenti di ogni foggia.  
«La primissima fase di un restauro – spiega Nella – è comprendere l’oggetto, identificandone fibra, supporto e media pittorico. Dopo una leggera pulitura a secco si procede con l’acqua, che è il solvente primario e può essere applicata in tanti modi differenti, compresa l’immersione. Ci sono anche gli adesivi: noi utilizziamo principalmente amido di grano. Sono fondamentali per effettuare, insieme alle fibre selezionate, integrazioni e ricostruire parti mancanti. Esistono naturalmente anche macchinari appositi».
Accanto al laboratorio c’è un vero e proprio tesoro: un archivio proveniente dalla prima Scuola di Igiene ed Economia Domestica fondata in Italia, precisamente a Bergamo, nel 1908. È una testimonianza concreta dell’attenzione del tempo al miglioramento delle condizioni di vita quotidiana del mondo operaio e contadino. Oggi lo scenario è cambiato e ci si può per mettere di ricercare origini e luoghi, veri patrimoni come Gandino e tutta l’affascinante tradizione tessile della ValSeriana.

Il mappamondo di Papa Giovanni XXIII

L’obiettivo? Trasmettere alle nuove generazioni questo inestimabile testamento, quasi fosse un compito da imparare anche fra i banchi di scuola. Non a caso, Poggi collabora con gli istituti superiori in proficui momenti di alternanza scuola lavoro nonché con giovani restauratori al termine del loro percorso di studi. «In futuro mi piacerebbe avviare un progetto affinché i giovani comprendano l’esistenza di una tradizione che si interseca con culture differenti dalla nostra». Poggi parla della Broussonetia papyrifera, “l’oro bianco” asiatico, una pianta utilizzata da sempre per realizzare la carta in Oriente e da noi considerata infestante.
La stessa cresce ai lati della pista ciclopedonale che attraversa l’abitato di Ranica: chi l’avrebbe mai detto che in ValSeriana ci fosse uno degli arbusti che hanno fatto la storia della carta in Asia?
«Arriva un momento in cui capisci che è importante valorizzare la nostra cultura – conclude Poggi -. Altrove ci sono tradizioni ben valorizzate: quali, invece, circondano noi? Quanto le promuoviamo? La ValSeriana è diventata per me un luogo molto caro. Per questo motivo sono convinta che ci siano degli aspetti della nostracultura che dobbiamo impegnarci a diffondere sempre di più».


Articolo di Eleonora Busi del VALseriana & Scalve Magazine Inverno 2023/2024