I grandi Pittori in ValSeriana

Le prestigiose tele da non perdere in un accattivante itinerario pittorico in 4 tappe

La pittura religiosa ha da sempre caratterizzato la ValSeriana grazie ai numerosi esponenti locali che si sono distinti nel mondo, ma anche grazie alla presenza di artisti girovaghi che nella bergamasca hanno trovato la loro terra adottiva. In questo itinerario pittorico vi proponiamo le 4 tele da non perdere: dal Tiepolo di Rovetta, al Moroni di Parre, fino al Tintoretto e Palma il Vecchio di Alzano Lombardo.

PARRE

Nella chiesa parrocchiale di S.Pietro a Parre spicca nell’ancona centrale, dietro l’altare maggiore, la pala “Madonna col bambino in trono e i santi Pietro, Paolo e Giovanni Evangelista” eseguita nel 1565 da Giovan Battista Moroni. L’opera è ricordata negli atti della visita apostolica di San Carlo Borromeo del 1575 come “Satis Pulcra”. In effetti la tela può essere considerata uno dei capolavori sacri del periodo maturo del pittore albinese, quando si assiste ad un impoverimento cromatico per giungere ad effetti più naturalistici. La scena mostra il Bambin Gesù che si sporge dalla braccia della madre per consegnare le chiavi a San Pietro, rappresentato col pastorale e il grandioso piviale. Compaiono sulla scena San Paolo, rappresentato con spada e libro e, da dietro le spalle di San Pietro, si intravede il volto di San Giovanni Evangelista. La scena è rappresentata con molta naturalezza entro uno schema compositivo che si ricollega alla maniera del Moretto.

ROVETTA

Nella Chiesa parrocchiale di Tutti i Santi a Rovetta, è conservata la pala della “Gloria di Ognissanti”, conosciuta anche come “Quadro del Paradiso”: l’imponente tela di 3,70 metri di altezza per 2,45 metri di lunghezza, spicca dietro l’altare maggiore e fu realizzata da Giambattista Tiepolo nel 1734 su richiesta di Andrea Fantoni.

LEGGI ANCHE > SerioArt: I Fantoni di Rovetta

Il “Quadro del Paradiso” si contraddistingue per lo sviluppo verticale della composizione in cui spicca in primo piano la figura di San Pietro caratterizzata dallo suo sguardo fisso sul pubblico, richiamando l’attenzione dell’osservatore. Alle sue spalle, chino e concentrato nell’atto della preghiera, è San Narno, che contribuisce a definire il forte impatto drammatico. Sul piano successivo un gruppo di santi osserva la scena sacra che ha luogo in cielo, dove il volo leggero degli angeli rende ancora più eterea l’immagine della Vergine, che sembra fondersi con la luce. La pala è considerata una delle opere più importanti della prima maturità dell’artista veneto.

ALZANO LOMBARDO

E’ il contesto del suggestivo Museo d’Arte Sacra San Martino ad Alzano Lombardo ad ospitare il “San Cristoforo”, dipinto attribuito al Tintoretto. Probabilmente proveniente dalla raccolta di Brera, che custodiva le opere confiscate nelle soppressioni napoleoniche, la tela fu acquistata dalla Fabbriceria San Martino intorno al 1820-1821. La tela raffigura l’episodio della conversione di San Cristoforo nel momento culminante: Cristoforo, che sta sprofondando nell’acqua, si volta per osservare il bambino che ha sulle spalle e che, dopo aver raggiunto con grande fatica la sponda opposta, si rivela essere Cristo.
Assistono alla scena la Madonna, le cui vesti sono della stessa tonalità di quelle del Bambino, e due dignitari della corte dogale, riccamente abbigliati, committenti dell’opera che, caratterizzata dagli elementi tipici del maestro veneziano, come la pennellata energica e la forte drammaticità, è oggi attribuita alla sua mano nella sua fase matura e quindi databile intorno al 1575.

ALZANO LOMBARDO

Una delle opere più belle dell’artista bergamasco Palma il Vecchio è conservata ad Alzano Lombardo: si tratta della pala di “San Pietro Martire”, il grande dipinto proveniente dalla chiesa alzanese di San Pietro e oggi conservata nel Museo San Martino. Palma il Vecchio lo abbozza a Venezia per la chiesa dei domenicani di San Giovanni e Paolo, appalto che verrà però vinto da Tiziano. Ma la vera novità è l’aspetto rivoluzionario di entrambe le opere: per la prima volta un martirio è al centro della pala d’altare, contribuendo alla nascita della pala moderna. Il progetto di Palma è interessante e Lorenzo Lotto, grande amico di Palma, convince l’architetto Isabello (lo stesso della chiesa di Santo Spirito a Bergamo) ad inserirlo nella chiesa di San Pietro che stava ultimando ad Alzano. Ad oggi inoltre la pala è l’unica sopravvissuta perché quella di Tiziano andò distrutta in un incendio: quella di Palma resta così l’unica importante traccia della vicenda e prima grande testimonianza degli inizi del protestantesimo nel nord Italia.