Itinerari e curiosità

Gli alberi secolari delle Magnifiche Valli

Scritto da: Virginia Coletta

15 Agosto 2026

A volte li diamo un po’ per scontati perché fanno parte della nostra quotidianità, ma hanno una caratteristica che li rende speciali: sono secolari.

Ci sono alberi che attraversano il tempo senza fare rumore, mentre attorno cambiano paesi, strade e generazioni. Alcuni li incontriamo ogni giorno, altri si nascondono nei boschi o in una radura di montagna. Eppure, hanno tutti qualcosa in comune: dimensioni straordinarie, secoli di vita e storie da raccontare. Gli alberi monumentali censiti in Italia (a ottobre 2025) sono 4.994, di cui 476 in Lombardia e 40 in provincia di Bergamo. Si va dai cipressi calvi del parco Marenzi di Bergamo, ai faggi di Fuipiano e ai cedri dell’Himalaya di Lovere fino ai “giganti” che abitano tra ValSeriana e Val di Scalve. Il primo censimento nazionale risale al 1982 grazie al Corpo Forestale dello Stato; oggi l’elenco viene aggiornato dal Ministero dell’Agricoltura. Ai sensi della legge 10/2013, per essere riconosciuto come monumentale, un albero deve possedere caratteristiche precise: età, dimensioni, rarità botanica oppure un particolare valore storico e culturale.

 

California? No, Clusone

Sequoie, parco Nastro Azzurro - Clusone

Sequoie, parco Nastro Azzurro – Clusone

Dici “sequoia” e il pensiero corre subito ai grandi parchi della California. Non certo all’altopiano di Clusone.
E invece basta varcare il cancello del Parco Nastro Azzurro per ritrovarsi davanti a tre enormi sequoie alte oltre 30 metri, con più di 120 anni di storia. La più grande supera i cinque metri di circonferenza. Arrivarono qui alla fine dell’Ottocento per volontà del conte Barca che le fece importare direttamente dagli Stati Uniti. Dominano incontrastate il giardino di Palazzo Marinoni Barca, sede del MAT – Museo Arte Tempo e sono ormai diventate una presenza maestosa nel cuore della città baradella.

In Val di Scalve

Abete Monumentale Tagliaferri, Ph. Alessandro Romelli

Abete Monumentale Tagliaferri – Vilminore, Ph. Alessandro Romelli

Salendo verso la Val di Scalve, lungo la strada del Passo del Vivione dopo Schilpario (nei pressi del Rifugio Cimon Bagozza in località Cimalbosco), una grande radura punteggiata di aceri di monte ospita uno degli alberi monumentali più suggestivi della Lombardia.

Da lontano quasi non si distingue dagli altri. Poi, avvicinandosi, le proporzioni cambiano e un acero mostra la sua maestosità: il tronco supera i 4 metri di circonferenza e l’altezza oltrepassa i 20 metri. Un albero che sembra custodire l’intera conca del Bagozza.

A cavallo tra Val di Scalve e Valle Camonica, nella Riserva Naturale dei Boschi del Giovetto di Azzone, cresce invece l’abete bianco più alto tra gli alberi monumentali censiti in provincia di Bergamo: 35 metri d’altezza immersi nei boschi della Formica Rufa. Ultimo ma non ultimo, sempre in Val di Scalve ma a Vilminore, presso villa Tagliaferri in via Valgimigli, un abete del Caucaso, con i suoi 463 cm di circonferenza per 32 metri di altezza, si è aggiunto alla lista nel 2023.

I castagni del Misma

Castagneti secolari del Misma - Pradalunga

Castagneti secolari del Misma – Pradalunga

In ValSeriana, sopra Pradalunga, il Monte Misma custodisce castagni secolari profondamente legati alla storia della valle. Secondo l’associazione Castanicoltori del Misma, nella zona sopravvivono circa duemila piante secolari, alcune con tronchi che raggiungono i sei metri di circonferenza. «Qui ci sono piante che hanno un minimo di cent’anni, fino a tre o quattrocento anni», racconta Giusto Coria dell’associazione.
Per secoli hanno rappresentato una risorsa fondamentale per le famiglie contadine. Le castagne erano il “pane della montagna”, raccolte e conservate per affrontare l’inverno. Poi, dagli anni Settanta, l’abbandono progressivo dei castagneti: il lavoro in fabbrica, i boschi lasciati a sé stessi, la vegetazione che lentamente si riprendeva spazio.
Molti alberi hanno resistito, ma negli anni Duemila un nuovo colpo è arrivato dal cinipide galligeno, parassita proveniente dalla Cina che ha messo in crisi centinaia di piante.

È stato anche da quell’emergenza che nel 2013 è nata l’associazione, oggi impegnata nel recupero e nella cura dei castagneti storici.
Il lavoro passa soprattutto dalla manutenzione: potature, pulizia del bosco e recupero delle piante soffocate dalla vegetazione cresciuta durante decenni di abbandono: finora ne sono state recuperate circa 450. E attorno ai castagneti sono tornate anche passeggiate, castagnate e giornate aperte alle famiglie.

L'Arboreto Alpino Gleno

Arboreto Alpino Gleno Vilminore Di Scalve

Arboreto Alpino Gleno Vilminore Di Scalve

 

Recuperare questi alberi oggi non significa soltanto salvare una produzione o mantenere pulito un bosco: significa custodire un pezzo di paesaggio e di memoria collettiva. Una visione che passa anche dal rispetto della natura e dei suoi tempi. «Più si lasciano stare e più gli alberi stanno bene», osserva Pier Giorgio Capitanio, appassionato botanico e fondatore dell’Arboreto Alpino Gleno a Vilminore di Scalve, arboreto di 6000 metri quadri e spazio espositivo che ospita le schede descrittive delle specie botaniche, circa 100, piantumate nei primi anni 2000. Che aggiunge «Quando si mette a dimora una pianta bisogna sempre pensare a quanto potrà diventare grande nel tempo».