Cultura e tradizioni
Bellezza ritrovata nelle Chiese di Cerete
17 Agosto 2026
In Val Borlezza fede e devozione regalano meraviglia
“Tutte le nostre chiese sono ricche di storia e offrono una viva testimonianza di fede, di nobiltà, di buon gusto, di amore per l’arte. Ho la convinzione che una visita valga molto più della più scrupolosa descrizione“.
La citazione di Laura Ferri, studiosa di storia locale, in un volume degli anni ’90 segnala, con giustificato orgoglio, il patrimonio artistico gelosamente custodito dalle chiese di Cerete Basso e Cerete Alto, protagoniste nel recente passato di importanti lavori destinati a esaltarne la bellezza.
La Cripta nella Parrocchiale di Cerete Basso

Parrocchia di San Vincenzo martire – ph. Nello Camozzi
Arte, storia e misteri si celano nella parrocchiale di Cerete Basso dove, quarantacinque anni fa, la curiosità di un appassionato locale portò alla scoperta di antiche sepolture conservate nella cripta della chiesa dedicata a San Vincenzo martire. Una vicenda misteriosa che in anni di studi e ricerche ha riportato alla luce la storia di quel luogo, delle misteriose decorazioni a stucco della cripta e dei sacerdoti che qui erano stati sepolti.
Era il 1982 quando il rovettese Camillo Pezzoli, visitando la chiesa con il parroco di allora, don Remo Duci, sentì il pavimento flettere sotto i suoi piedi e sceso nella cripta, davanti a un arco murato, chiese di poter fare un buco per scoprire cosa ci fosse dietro alla parete. Fu una macabra scoperta, come racconta lo stesso Pezzoli che ancor oggi ricorda con viva memoria quel ritrovamento.
L’indagine rivelò inizialmente la presenza di cinque scheletri e nel 1989, grazie ad un gruppo di ceretesi, quella di un sarcofago sepolto sotto il pavimento con all’interno altri due scheletri, poi identificati come i sacerdoti don Stefano Perinei (rettore dal 1575 al 1614) e il nipote suo successore don Giuseppe Vinetti (1614-34).
Il ceretese Nello Camozzi, che per anni ha studiato la vicenda confrontandosi anche con la maestra Laura Ferri e sui suoi preziosi studi, racconta che «Don Stefano Perinei, loverese, entrava nella cripta dalla casa parrocchiale dove viveva con il nipote. Insieme, intorno al 1618, idearono e fecero realizzare le decorazioni a stucco di quella che sarebbe stata la cappella funeraria di don Perinei. Qui era raffigurato il percorso della sua anima verso il Paradiso alternando figure di Santi alle beatitudini e le divinità dell’Olimpo».
L’ipotesi è che dopo la morte di don Perinei il nipote, don Vinetti, si sia opposto alla richiesta del vescovo di Bergamo di rimuovere le figure pagane e che sia stato ucciso proprio per questo nel 1634. In questi anni Camozzi, che descrive le decorazioni a stucco come un esempio di sincretismo religioso, ha cercato di ricostruire nei dettagli quegli stucchi restituendo ai visitatori un percorso guidato che mostra come fu concepita la cripta.

La cripta
Tra le bellezze della parrocchiale di San Vincenzo, l’affresco più antico è una Natività del Borlone del Quattrocento, testimonianza dell’antica chiesa le cui origini risalgono all’anno Mille, mentre l’attuale fu consacrata nella metà del Quattrocento e poi ampliata a metà Seicento.
Diverse le opere di pregio in essa custodite come i tre teleri del presbiterio realizzati da Antonio Cifrondi, la pala Ferri di Gian Antonio Guardi nell’omonimo altare e il Cristo grande della Bottega Fantoni.
Il restauro della parrocchiale di Cerete Alto

Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo – ph. Nello Camozzi
San Francesco d’Assisi diceva che “Chi lavora con le sue mani, la sua testa e il suo cuore è un artista”.
Entrando nella parrocchiale di Cerete Alto dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, un piccolo gioiello tornato all’antico splendore dopo un importante restauro, è naturale pensare alle parole di San Francesco (nell’anno a lui dedicato): l’amore della comunità e dei benefattori (in particolare la fondazione Ferri Loppi), uniti alla maestria e alla passione dei restauratori Arte&Arte dei fratelli Regonesi, ha consentito di riaprire la chiesa e ammirarla come era stata concepita dal suo “fabricero”, Andrea Fantoni.
La parrocchiale è infatti l’unica progettata da Fantoni che prima di abbozzare il disegno fece un tour nella Bergamasca e nel bresciano per studiare i nuovi modelli di chiese. Come riportano le cronache dell’epoca, Fantoni scelse di edificarla in un luogo sopraelevato, che domina l’abitato e lo sguardo verso Clusone e Lovere, “dagli antichi prenominato il Castello”.
Realizzata tra il 1711 e il 1725, ha un’unica navata e cinque altari laterali. Custodisce molteplici opere di Andrea e della Bottega Fantoni, tra cui l’altare maggiore, la volta affrescata dal Brighenti e la pala d’altare di Cifrondi raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Filippo e Giacomo.
Chiusa diversi mesi per restauro e dopo anni in cui le reti di sicurezza ne hanno coperto la volta, la chiesa oggi è un gioiello sorprendente: più chiara e luminosa, con nuovi colori (quelli originali), dorature intatte, tutte le decorazioni al loro posto, marmi, affreschi e tele ripuliti. Tra gli elementi originali emersi, gli antichi stucchi in calce attorno alla pala d’altare.
L'affresco di San Rocco

Affresco nell’ex chiesa di San Rocco
Era custodito e ben nascosto sotto centimetri di intonaco, sulla parete destra del presbiterio, il meraviglioso affresco cinquecentesco riportato alla luce nell’antica chiesa di San Rocco a Cerete Basso dopo un importante intervento conservativo.
L’opera, come rivelato dall’iscrizione scoperta durante il restauro, è datata 1542-43. Si tratta di un ciclo unitario tripartito e con un’iconografia particolare che non trova corrispondenza nei testi che parlano della chiesetta. Si possono ammirare distintamente tre scene: a sinistra si osserva la crocifissione di Cristo con la Madonna Addolorata e San Rocco, nella parte centrale Sant’Antonio Abate con l’Arcangelo Raffaele e il piccolo Tobia e a destra la Madonna in trono con Gesù bambino.
L’affresco, come spiegato dallo storico dell’arte Simone Facchinetti durante la presentazione alla comunità nel giugno del 2025, è da attribuire alla Bottega Marinoni di Desenzano al Serio (Albino), molto probabilmente ad Ambrogio Marinoni scomparso dieci anni dopo. L’affresco presenta evidenti segni di martellate lasciati a suo tempo prima della copertura per far aggrappare l’intonaco. Si notano anche dei graffi volontari in alcuni punti e parti rimosse forse per devozione, come il sangue sul costato di Cristo o in altri casi per cancellare alcuni elementi considerati lontani dalla sensibilità religiosa ed estetica del tempo come il ma- ialino ai piedi di Sant’Antonio.
L’intervento di restauro, promosso dall’associazione La Sorgente, è stato sostenuto da Fondazione della Comunità Bergamasca e dalla società Inntea e si inserisce in un più ampio intervento di recupero dell’edificio dell’ex chiesa di proprietà della parrocchia San Vincenzo di Cerete Basso, ora sede del Ma.Cer – Museo dei mulini, della macinazione e dei cereali. La chiesa di San Rocco potrebbe nascondere altri segreti nella parete opposta sotto altri centimetri di muro e intonaco.
Nei testi si parla infatti di un’antica rappresentazione della beata Vergine e della natività di cui non vi è traccia. Così l’associazione si è data nuovi obiettivi: «Stiamo preparando tutta la documentazione da presentare alla Curia di Bergamo e alla Soprintendenza per il completamento del recupero delle altre pareti del presbiterio e della sacrestia. Abbiamo chiesto anche i costi di un eventuale restauro della navata» spiega il presidente Ezio Seghezzi.