Moroni 500


Albino 1521-2021
Giugno 2021 – Aprile 2022
Albino ValSeriana

il progetto

Dopo aver viaggiato da Bergamo a Londra e New York, conquistando il cuore di regioni e collezioni così lontane, diventando “Moroni globale”, il maestro del Rinascimento oggi si racconta nella terra in cui è nato e in cui ha vissuto e operato per una buona parte della sua vita. Una scelta precisa, quella di Moroni, che sancisce con la sua terra un legame indissolubile e cruciale per capire la sua pittura e il contesto da cui si è generata.

In occasione del cinquecentenario della nascita, Albino già riconosciuta come Città del Moroni e in senso più ampio tutta la ValSeriana mantengono la promessa di rinnovare il legame che univa “il pittore della realtà” alla sua terra, alla sua gente, alla sua natura e alla sua cultura.

Promosso dal Comune di Albino e organizzato da Promoserio, Moroni 500. Albino 1521 – 2021 è un percorso di scoperta e valorizzazione che diventa appello concreto alla riappropriazione della figura di Giovan Battista Moroni come un prezioso patrimonio collettivo.

l'abbraccio della sua terra

È un abbraccio l’immagine scelta come icona del lungo percorso di valorizzazione, quello tra Maria ed Elisabetta dipinto da Moroni nello stendardo albinese restaurato per l’occasione.

Un gesto senza tempo che riassume il desiderio ultimo del progetto: offrire la bellezza come segno di rinascita e di condivisione e scegliere la cultura, custode dell’identità profonda di un territorio e della sua comunità, come motore per ripartire uniti.

esposizioni

Albino


IL CODICE MORONI

> 30 Luglio 2021

IL CODICE MORONI. Storytelling di un pittore del Rinascimento: luoghi, persone, cose che parlano di noi è il primo imperdibile evento espositivo di Moroni 500. Albino 1521-2021. Un racconto di...

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gli eventi | Un anno di iniziative. L’universo moroniano a 360 gradi

Da giugno 2021 fino alla primavera del 2022 sono in programma mostre, narrazioni, restauri, approfondimenti e pubblicazioni scientifiche, convegni, incontri, concerti, spettacoli teatrali, escursioni a tema, eventi di animazione culturale, fotografia, moda, visite guidate, enogastronomia.

Dal fulcro albinese, il progetto si è espanso coinvolgendo tutta la ValSeriana, la città di Bergamo e i luoghi che oggi sul territorio bergamasco conservano testimonianze della pittura moroniana. Ne è nato un ampio network di istituzioni, musei, fondazioni, parrocchie, scuole, realtà culturali, associazioni, in dialogo per raccontare in modo condiviso l’universo moroniano a 360 gradi.


da 23 Mag 2021 a 9 Lug 2021

ValSeriana

IL CODICE MORONI. Ciclo di conferenze

In occasione del primo appuntamento espositivo IL CODICE MORONI, il comitato organizzatore di Moroni...

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Albino

ANNULLATO – Concerto “Erano i capei d’or a Laura sparsi”

ATTENZIONE: CAUSA PREVISIONI METEO AVVERSE L'EVENTO IN PROGRAMMA QUESTA SERA È ANNULLATO E POSTICIP...

30 Lug 2021

Ranica

Presentazione del volume “La ValSeriana di Giovan Battista Moroni”

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Albino

Trekking in Valle del Lujo sui passi del Moroni

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Media ValSeriana

Tour in e-bike sulle tracce del Moroni in ValSeriana

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21 Ago 2021

Ponte Nossa

Sulle tracce del Moroni | Oneta – Parre – Fino del Monte

In occasione dei 500 anni dalla nascita di Giovan Battista Moroni, il progetto culturale Moroni 500,...

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il museo diffuso in ValSeriana

Un itinerario da Ranica a Fino del Monte, che fa tappa a Villa di Serio, Nembro, Albino, Fiorano al Serio, Oneta e Parre. Sono i luoghi cui l’artista ha lasciato in eredità straordinarie opere di soggetto sacro, ancora fruibili nelle chiese per cui sono state concepite cinquecento anni fa. Il museo diffuso ripercorre gli anni in cui l’artista strinse il rapporto più autentico con la sua terra e riscopre l’eccezionalità della pittura sacra.

Gli orari di apertura delle chiese sono variabili in base alle celebrazioni liturgiche. Le opere non sono costantemente illuminate. Possibilità di organizzare visite su prenotazione con almeno 48h di anticipo e per un minimo di 5 persone. Per info: 035.704063

ALBINO Chiesa di San Giuliano Martire

La Trinità

Datata intorno al 1555 era, inizialmente, destinata alla chiesa della Trinità di Fiobbio, frazione di Albino; nei primi dell’Ottocento viene poi tolta dalla sua sede originale per essere ricollocata nella parrocchiale di Albino.
Interessante il contrasto tra la dimensione terrena, che si concretizza nel paesaggio e nella figura di Cristo, uomo in carne e ossa, e quella paradisiaca completamente immersa nella luce dove si colloca la figura evanescente di Dio Padre che avvolge il Figlio. Il volto pensieroso del Cristo, di derivazione tizianesca, verrà ripreso poi dal pittore per l’Ultima Cena di Romano di Lombardia, mentre la nube attorniata da cherubini è la stessa dello stendardo di Pradalunga.

ALBINO Chiesa di San Giuliano Martire

Stendardo della Visitazione

Lo stendardo è stato probabilmente commissionato dalla congregazione albinese di Santa Elisabetta che si riuniva nella chiesa di San Giuliano. É sempre stato conservato ripiegato in qualche armadio della sacrestia e per questo la tela presenta diverse pieghe e cedimenti. Sul recto è rappresentata la stanza dove la Vergine si fa sorprendere mentre abbraccia teneramente il figlio che pare chiedere protezione al volto della madre. Sul verso viene descritto l’incontro tra Maria e Elisabetta. La semplicità dei loro gesti dimostra tutta la loro umiltà e povertà: la Madonna allunga a stento la mano verso quelle della cugina, mentre l’altra è posta affettuosamente sulle sue spalle. Lo stendardo si può collocare nell’ultima fase della produzione moroniana.

ALBINO Chiesa di San Giuliano Martire

Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova

Realizzato nel 1575, questo dipinto è da considerarsi il capolavoro della produzione sacra del Moronisoprattutto per la sua capacità di rappresentare l’immersione fisica e psicologica del personaggi all’interno dell’ambiente che li circonda. L’opera viene commissionata da Pietro Pulzini e dai suoi fratelli, uomini di spicco della comunità albinese e membri del consiglio della scuola del Sacramento. Ciò che immediatamente colpisce in questo dipinto è l’isolamento e l’innalzamento della croce; questo senso di solitudine è evidenziato da un raggio di luce proveniente da un piccolo squarcio nel cielo che colpisce in pieno la figura del Cristo lasciando il resto in penombra. L’elemento più luminoso è il perizoma giallo-arancio del Cristo che emerge dal fondo grigio dell’atmosfera e si muove sotto la forza del vento come se fosse un vessillo; Moroni fa uso quindi del forte contrasto cromatico per creare emozioni. Sotto la croce troviamo i due santi che rivolgono lo sguardo al Messia eliminando qualsiasi tipo di distrazione dalla scena sacra; S.Bernardino è ritratto con le mani congiunte in atteggiamento di preghiera, mentre S. Antonio è in estasi mistica: il modo in cui la luce inonda il volto del santo è, come è stato scritto, una delle realizzazioni più sensazionali di tutto il Cinquecento

ALBINO (Bondo)
Chiesa di Santa Barbara

Madonna col Bambino in gloria con le sante Barbara e Caterina d’Alessandria

Il dipinto si può collocare nei primi anni Sessanta del Cinquecento e fu probabilmente commissionato dalla Confraternita di Santa Barbara che si occupava della chiesa intitolata alla santa. La fama dell’opera è legata alla falsa credenza che Bondo Petello fosse il paese natale dell’artista, solo negli ultimi decenni si è scoperto che in realtà il suo luogo di nascita e residenza è Albino. In questa pala però si può percepire il senso di famigliarità e lo stretto legame tra i due paesi grazie alla raffigurazione del massiccio roccioso della Cornagera, una presenza silenziosa ma costante nella vita degli abitanti della ValSeriana. Le sante si comportano in modo completamente diverso: sulla sinistra Barbara, riconoscibile dalla torre, simbolo del suo martirio, si rivolge in preghiera alla Madonna, apparsa nel cielo su una nube e circondata da piccoli cherubini; sulla destra Santa Caterina rivolge invece lo sguardo verso lo spettatore, quasi invitandolo a partecipare alla sacra conversazione e facendo quindi da tramite tra il mondo terreno e quello divino.

ALBINO
Santuario della Madonna del Pianto

Cristo Portacroce

Si colloca temporalmente tra il 1565 e il 1570. In quest’opera la tragicità della passione è resa in maniera pacata e essenziale, secondo lo stile dell’artista albinese: la sofferenza del Cristo è interiore e non viene esibita, traspare appena da un sospiro sul volto assorto; anche le ferite inferte dalla corona di spine non vengono mostrate, si può scorgere solo qualche goccia di sangue sul viso pallido. Il senso di solitudine che traspare dalla figura del Cristo si rispecchia nella solitudine del paesaggio dove nella quiete apparente si muove un vento divino che piega i pochi alberi sullo sfondo. Il rapporto tra la natura, così “emozionale” e coinvolta nell’episodio sacro, e il soggetto è lo stesso di un’altra straordinaria opera del Moroni: il Crocefisso e Santi di Albino.

RANICA
Chiesa dei Santi Sette Fratelli Martiri

Polittico del Battesimo di Cristo

Di qualche anno più tardo, collocato alla fine degli anni ’60, il polittico ai primi dell’Ottocento venne inserito in una cornice in stile neoclassico: al centro la scena principale rappresenta il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano mentre la colomba della Spirito Santo appare in cielo e irradia la sua luce fino al capo di Cristo ricordando che tutti i cristiani non sono battezzati solo con acqua ma anche “in Spirito Santo”. Ai lati della tela principale sulla destra un giovanissimo San Giovanni Evangelista volta lo sguardo verso lo spettatore, mentre sulla sinistra un assorto S. Giacomo sembra avere lo sguardo perso nel vuoto. In alto due tele più piccole rappresentano l’Annunciazione.

Il polittico di Ranica è uno dei migliori esempi del Moroni ritrattista all’interno della pittura religiosa: l’intensità e la penetrazione psicologica si concetrano nel giovane Giovanni Evangelista che sembra aver interrotto momentaneamente la lettura del testo sacro per rivolgere lo sguardo all’osservatore al fine di richiamarne l’attenzione. L’intensità e la profondità psicologica di questo personaggio è tale da poterla tranquillamente paragonare a uno dei ritratti dell’artista.

RANICA
Chiesa dei Santi Sette Fratelli Martiri

Crocifisso con la Vergine e i santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Defendente

L’opera viene realizzata dal Moroni per la chiesa di S.Defendente di Bergamo . Dopo la soppressione della chiesa nel 1808 arrivò, dopo vari passaggi, nelle mani del conte Pietro Moroni che lo vende alla Chiesa di Ranica. Forse la prima commissione pubblica del pittore per la città di Bergamo, la si colloca nel periodo tra gli anni ’50 e ’60 del Cinquecento. La crocifissione ospita una serie di personaggi in una rappresentazione in parte nuova: ai piedi della croce stanno Giovanni evangelista, che rivolge lo sguardo al Cristo, e Maria che allarga le braccia e sembra avvolgere con il suo sguardo lo spettatore; Maria Maddalena abbraccia invece il legno della croce e tiene gli occhi chiusi e il capo chino, in un gesto di dolore molto composto, infine San Defendente è inginocchiato e si rivolge con le mani giunte al Crocifisso, la sua posa ricorda molto quella di un donatore, solitamente raffigurato in preghiera.

VILLA DI SERIO
Chiesa di Santo Stefano Protomartire

Stendardo

Lo stendardo, forse il migliore di quelli realizzati dal Moroni, è autografa come dimostrato dalla dicitura «IO.BAPTISTA | MORONUS» sulla base del pilastro in cui appare Santo Stefano orante, avvolto in una preziosa dalmatica rossa e col piede sinistro poggiato su dei sassi, strumenti del suo martirio; sul recto si trova il Cristo risorto la cui figura si staglia dalla parete rocciosa alle sue spalle. Le due figure appaiono all’interno di archi decorati alla damaschina color oro su fondo grigio incorniciati a loro volta da un bordo d’oro con fregi rossi e neri ormai quasi del tutto logorati.

NEMBRO (Lonno)
Chiesa di Sant’Antonio Abate

Madonna in gloria tra i santi Barbara e Lorenzo

La vicenda di questo dipinto si è molto di recente legata alla ValSeriana: dalla sua collocazione originaria nella chiesa del Carmine di Bergamo per decreto governativo era stata rimossa e portata al Palazzo Civico , di qui giunse alla pinacoteca di Brera , del cui patrimonio fa tuttora parte integrante , sebbene in deposito dal 1953 alla Parrocchiale di Lonno . La Santa Barbara ha la medesima fisionomia delle sante che troviamo nelle tele di Fiorano e Bondo : lo stesso viso, la medesima espressione , identici gli abiti. Ha il braccio destro posato sulla torre del martirio e il piede sinistro sul cannone, simbolo della congregazione committente.

FIORANO AL SERIO
Chiesa di San Giorgio

Polittico di San Giorgio

L’opera è stata commissionata nel 1575 dalla Confraternita del Santissimo Sacramento e si tratta di uno degli ultimi polittici che si incontrano nell’intera storia dell’arte. Incassato in un imponente cornice lignea (di epoca successiva che ne altera l’organica percezione) è composto da sei tele impostate su tre diversi registri. Al centro il santo patrono della chiesa è rappresentato a cavallo, ai suoi piedi una donna, riccamente vestita, indica il drago ormai sconfitto. Nei pannelli laterali la prima fascia è composta da S. Alessandro, sulla sinistra, riconoscibile dallo stendardo con il giglio rappresentato alle sue spalle, che si rivolge allo spettatore indicando la pala centrale, e S. Defendente, rappresentato invece di tre quarti e rivolto verso la scena principale. Nella seconda fascia sono rappresentate a sinistra S. Lucia e a destra S. Apollonia, che tiene nella mano sinistra una pinza con un dente a ricordo delle torture subite prima del martirio, la Santa è nota ancora oggi come protettrice dei denti. I fondali in pietra contro cui sono rappresentati i santi ricordano le scelte stilistiche fatte da Moroni per i suoi ritratti, quasi a rendere i santi più vicini a noi. Infine nella cimasa è rappresentata la Vergine con il Bambino.

ONETA
Chiesa di Santa Maria Assunta

Assunzione della Vergine

Il piccolo dipinto si data tra il 1552 e il ’55 e quasi certamente nasce come pala da destinare alla chiesa del paese intitolata proprio alla santa oggetto della raffigurazione. L’Assunta di Oneta è la prima di una serie dedicata a questo tema: lo ritroviamo in altre tre opere conservate nella chiesa di Cenate Sopra , Palazzago e alla Pinacoteca di Brera. Si tratta di uno dei primi lavori giovanili ; questa certezza nasce dalla chiara influenza del Moretto , sia nello schema compositivo che nei riflessi argentati dei panneggi, ma anche nei diversi errori commessi a causa dell’inesperienza, come lo scorcio piuttosto azzardato del sarcofago. Tuttavia molti elementi preparano l’evoluzione più tarda del Moroni come l’intensità delle espressioni e degli scorci e nella cromia vivace di intonazione rossiccia

PARRE
Chiesa di San Pietro

Madonna con il Bambino e i santi Paolo, Pietro e Giovanni

La pala viene commissionata nel 1564 dalla famiglia Belliboni, baroni di Parre, da destinare alla grande ancona sopra l’altare maggiore della parrocchiale. Al centro spicca la figura di S. Pietro, proteso a riceve le chiavi che il Bambino gli porge, sulla sinistra, di spalle, San Paolo regge la spada da cui fu trafitto nel martirio mentre a destra, in secondo piano, si scorge S. Giovanni Evangelista (dove forse è ritratto il committente). La Vergine è collocata entro una nicchia ma si sporge un poco per avvicinare il figlio a S. Pietro. L’opera segna il primo tentativo di una ricerca, nelle opere sacre, di una monumentalità che culminerà con la famosa Ultima Cena di Romano, ma anche di un impoverimento cromatico che rivela la semplicità e l’essenzialità della pittura del Moroni.

FINO DEL MONTE
Chiesa di Sant’Andrea

Madonna con il Bambino e i santi Andrea e Pietro

Viene realizzata nel 1577 su probabile commissione della Confraternita del Santissimo Sacramento. Il desiderio di una nuova pala per abbellire la cappella nasce in seguito alla visita pastorale di Carlo Borromeo, lo dimostra la data riportata sull’ultimo gradino del trono che potrebbe essere stata ordinata dal fabbriciere o dal parroco per dimostrare la rapidità nell’attuare le indicazioni del Cardinale.Tra i dipinti chiesastici prodotti da Moroni negli ultimi anni questo è sicuramente uno tra i più ammirati. Non si può giudicarlo solo dalle analogie compositive con il maestro Moretto o dalla capacità di rispettare in maniera rigorosa i canoni controriformistici , ma bisogna anche cogliere la capacità di traslare su tela la verità della sua terra: i personaggi sono ritratti con pose e abbigliamento umili, mentre le loro braccia e i loro colli sono scoperti, proprio come gli uomini della valle.
Ma sono soprattutto gli accordi cromatici e la luminosità a stabilire il valore di quest’opera: i rosa, i gialli e gli azzurri delle vesti vengono esaltati dal fondo grigio della parete, mentre la luce radente fa risaltare i drappeggi, i marmi e le barbe bianchissime dei due santi .

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