La Via dei Metalli | 2


Dopo la prima tappa, l’itinerario lungo la via dei Metalli in Alta Valseriana prosegue per Ponte Nossa, borgo in cui durante la dominazione della Serenissima (1427 – 1797) per via della lavorazione del ferro sorsero il Maglio Minore o Beltrami, e il Maglio Maggiore, In questi antichi edifici, destinati alla lavorazione dei metalli originati dalla fusione di minerali ferrosi coltivati nelle miniere delle vicine Valli di Scalve e Bondione, il ferro, dopo essere stato arroventato nella forgia, veniva trasformato in chiodi, martelli e picconi per l’attività edilizia o in zappe, vanghe e badili per l’agricoltura.
I magli, per il funzionamento dei grandi martelli a testa d’asino e per la rotazione delle pietre da mola sfruttavano l’energia del fiume Nossa che caratterizza la Val Dossana.
Oggi, la ristrutturazione del Maglio Minore o Beltrami ha ricreato i presupporti per il recupero dell’antico mestiere dei forgiatori e offre un percorso didattico che spiega il mestiere dei ‘maér’.
Accanto al vecchio lavatoio che sfrutta la canalizzazione dell’acqua destinata al maglio stesso, si conserva ancora l’antica tromba idroeolica, conosciuta anche come “la tina de l’ora” che soffia aria trasportata dall’acqua, nel bracere della forgia nella fucina.
Salendo da Ponte Nossa, si raggiunge l’abitato di Parre e l’OPPIDUM DEGLI OROBI.
La località Castello, sembra essere quella che fonti antiche chiamano Parra Oromobiorum oppidum (Parra centro fortificato degli Oromobi o Orobi); sorgeva infatti su un terrazzo fluviale in una posizione naturalmente difesa e strategica per il controllo delle vie di transito e dell’accesso alle risorse, soprattutto minerarie che sono particolarmente abbondanti in questa parte della Valle Seriana. L’importanza del sito era nota già nell’Ottocento; proprio in questo luogo infatti, venne alla luce un accumulo di manufatti bronzei deposto in un pozzetto nel V sec. a.C. e interpretato dagli archeologi come il ripostiglio di un artigiano fonditore.
Tra il 1983 e il 1994 sono state effettuate campagne di scavo da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, al fine di indagare il ricco deposito archeologico.
Tracce consistenti di un insediamento risalente alla fine dell’età del Bronzo (secoli XIII-X a.C.) sono state rinvenute in località Botti: i manufatti ritrovati e le strutture testimoniano che qui si svolgeva attività metallurgica: estrazione del rame dai minerali, fusione e colatura in matrici di pietra.
Questa attività artigianale proseguì poi al Castello: dove venivano lavorati il rame, che legato allo stagno forniva il bronzo e, a partire dalla seconda età del Ferro, il piombo, probabilmente sfruttando i giacimenti metalliferi del vicino Monte Trevasco.
Probabilmente in virtù delle risorse minerarie di cui dispone, Parre, in questo periodo, si colloca all’interno di una fitta rete di traffici commerciali con le popolazioni limitrofe, centro-alpine e celtiche.
Il sito di Parre fu abbandonato alla fine del I secolo a.C., quando i Romani conquistarono le Alpi,
dalla fine del II d.C. al V d.C. l’altura venne insediata nuovamente, forse con funzioni militari, come potrebbe indiziare la presenza di particolari monete usate per il salario dei soldati.