Il Paese del Baghet – Casnigo

Le prime testimonianze sull’uso di un cornamusa in terra orobica le troviamo in Santa Maria Maggiore a Bergamo, nell’affresco “Albero della vita” datato 1347, e nel castello di Bianzano, dove sono raffigurati due putti suonatori di cornamusa, collocabili nell’ultimo quarto del 1300. Recenti lavori di ricerca, condotti dallo studioso Valter Biella, hanno portato ad una rivalutazione di questo patrimonio etnomusicale considerato scomparso e di cui si era perso ogni traccia. I dati raccolti permettono di delineare diverse zone in cui era suonata la cornamusa bergamasca: tra queste la media Valle Seriana con la confluente Val Gandino. In quest’area all’inizio del Novecento erano ancora certamente attivi una decina di musicisti. Ultimo erede di essi è stato Giacomo Ruggeri, detto “Fagòt” di Casnigo (1905-1990): la sua figura è stata lo snodo fondamentale nella conoscenza della cornamusa bergamasca che ha permesso di salvare questo patrimonio. Presso Casnigo infatti sono conservati 2 dei 7 strumenti storici superstiti.

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