Arte e vita contadina | 3

Terza tappa del viaggio nella cultura e nell’economia della ValSeriana e Val di Scalve: storie di acqua, mulini e case rurali.

Diversi dalla concezione classica di museo e sicuramente interessanti per le loro raccolte inusuali sono la Casa Museo di Piario e il Museo della cultura locale di Valbondione. Dimenticate le vetrine “statiche” dei musei e i pannelli esplicativi, qui tutto è pensato per accogliervi in un clima di casa e autenticità.

La “casa dei Rundenì” a Piario è un’antica abitazione rurale dove il tempo sembra essersi fermato e ogni stanza è conservata alla perfezione dagli arredi, alle suppellettili, agli oggetti personali di uso comune, fino agli straordinari pezzi di corredo ricamati a mano.

A Valbondione una casa sul fiume, in passato sede della società elettrica, ospita in alcune stanze il Museo dell’identità e della cultura locale. Una raccolta di attrezzi e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle soffitte e dalle cantine del paese, attentamente restaurati per la rappresentazione del presepe vivente, che ogni inverno anima la frazione di Fiumenero, e conservati nel resto dell’anno in questo piccolo museo dove un’attenta guida locale spiega l’utilizzo degli oggetti più rari e narra vecchi aneddoti legati alla storia del paese.

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Oltre alla cultura contadina, in passato primo sostentamento delle famiglie, la storia economica della ValSeriana è legata fortemente all’industria tessile e in particolare i cinque comuni della Val Gandino ne conservano la storia e l’evoluzione. Di grande interesse il Museo del tessile “Martinelli Ginetto” di Leffe ospitato in un ex opificio degli anni ’60. Qui è possibile scoprire le varie fasi della lavorazione dei tessuti: dalla coltivazione della seta alla cardatura, dalla tessitura con i diversi macchinari fino all’abbellimento dei prodotti finali. Di grande interesse il torcitoio circolare, sapientemente ricostruito dai volontari del museo, attivato dalla forza dell’acqua. In primavera inoltre si può assistere alle diverse fasi dell’allevamento del baco da seta.

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A Gandino, famosa sin dal 1400 per la produzione di panni di lana, è possibile visitare una “ciodera” completamente restaurata, tra le poche rimaste in Italia. Si tratta di un grande edificio esposto a sud, costruito con tre lati in muratura e il lato meridionale completamente aperto e costituito da una serie di travi in legno adorante da lunghe file di chiodi (da qui il nome) a cui venivano stesi ad asciugare i panni di lana appena lavorati.
Per approfondire ulteriormente il commercio di tessuti che dalla Val Gandino si estendeva in tutta Europa consigliamo la passeggiata lungo la strada sterrata che da Peia porta alla chiesa di Santa Elisabetta: il cammino riprende l’antica via della lana, strada commerciale costruita nel 1466 che, attraverso il passo della Forcella, collegava la Val Gandino con Riva di Solto per costeggiare il Lago d’Iseo e raggiungere poi Brescia e Venezia.

Per concludere il nostro viaggio alla scoperta dell’arte e dei mestieri locali segnaliamo l’Ecomuseo della Val Borlezza, vero e proprio museo diffuso è composto da una serie di luoghi d’interesse nel comune di Cerete e offre un interessante percorso dedicato all’acqua, bene prezioso e “motore naturale” per numerose attività.

Di grande interesse il pestone idrico, recentemente ricostruito là dove sorgeva l’originale, il grande macchinario serviva a polverizzare il tannino, elemento fondamentale per la concia delle pelli. In passato anche la cartiera, la segheria e le fucine erano alimentate grazie al movimento prodotto dalla forza dell’acqua. A Cerete sono inoltre presenti due mulini , oggi di proprietà privata, ancora funzionanti e utilizzati per la produzione di farine. Da ultimo citiamo la calchera, anch’essa rimessa a nuovo, un tempo utilizzata per la produzione della calce grazie all’utilizzo della roccia calcarea di cui la zona è ricca.